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| Avo di Matilde | |
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Adalberto-Atto, figlio del capostipite canossano Sigifredo da Lucca, è l'artefice delle fortune della famiglia Canossa: egli si inserisce infatti abilmente nelle lotte in corso tra le casate di Provenza e Ivrea per il possesso della Corona d'Italia.
Questa era nelle mani di Lotario di Provenza, re d'Italia, che viene avvelenato da Berengario II d'Ivrea.
Berengario cerca poi di costringere la vedova di Lotario, Adelaide, a sposare il proprio figlio Adalberto al fine di ottenere la corona.
Adelaide però chiama in suo soccorso l'imperatore di Germania Ottone I e si rifugia nell'agosto 951 presso il vescovo di Reggio Adelardo che la mette sotto la protezione di Adalberto Atto nella fortezza di Canossa.
Berengario II tenta di catturare la regina assediando inutilmente la rocca di Canossa, ma l'arrivo di Ottone I, nel settembre dello stesso anno, lo costringe a ritirarsi.
La vicenda si conclude col matrimonio tra Adelaide, più tardi proclamata santa, e il sovrano germanico Ottone I e con una vantaggiosa alleanza politica tra quest'ultimo e Adalberto Atto che aveva protetto Adelaide a Canossa.
In virtù di questo evento Ottone I riesce ad estendere anche all'Italia il proprio dominio sottraendola alle continue lotte e attuando, momentaneamente, il sospirato progetto di ricostruzione imperiale.
Atto Adalberto, in virtù del ruolo chiave svolto, diviene il principale vassallo imperiale: viene infatti investito delle contee di Reggio, Modena e Mantova.
Atto Adalberto Canossa deve gran parte delle proprie fortune all'efficace sistema difensivo attuato attorno alla rocca di Canossa che gli ha permesso di difendersi dall'assedio di Berengario.
Secondo la tradizione, nell'attuale territorio del Comune di Ciano d'Enza, negli anni 940-950 sono stati costruiti da Adalberto-Atto edifici fortificati e torri a Canossa, Rossena e Rossenella.
La difesa dello stato canossano viene assicurata dai discendenti della famiglia procedendo all'incastellamento per linee arretrate di difesa attestate in pianura e in corrispondenza dei gradini appenninici.
Acquistando e costruendo fortezze i Canossa sono riusciti ad attuare un sistema strategico che, in stretta connessione con gli organismi monastici di loro fondazione, assicurava il controllo delle principali vie d'acqua, delle direttrici stradali che percorrevano la pianura padana e dei valichi appenninici che garantivano il passaggio verso la Toscana.
A piccole proprietà ben organizzate Adalberto-Atto preferisce larghe estensioni di terreno pressoché incolte, ben sapendo che potrebbe supplire a questo inconveniente guadagnandosi il sostegno di nuovi coloni ai quali potrebbe offrire, in tempi di generale insicurezza, la protezione politico-militare.
Emblematico a questo proposito è il caso di Brescello.
Molti abitanti delle zone limitrofe e di territori lontani si riversano su Brescello, pronti ad aiutare il feudatario nella sua opera di ricostruzione dell'antica città, di bonifica delle terre circostanti e di consolidamento della sua fortuna politica.
Questa operazione, pur non elevando Adalberto-Atto al rango dei grandi proprietari, getta le basi della sua potenza, dotandola del territorio necessario sul quale esercitare un ruolo politico che si veniva definendo attraverso un efficace sistema militare, meglio organizzato rispetto a quello di altri feudatari.
Adalberto-Atto muore nel febbraio 988: poco prima, nel 984, era stato nominato marchese.
Ha, per quanto è possibile dedurre dai documenti, quattro figli: Prangarda che sposa Maginfredo, figlio del marchese di Torino, Gotifredo, che diviene vescovo di Brescia, Rodolfo, che muore prima del padre e Tedaldo che ne prosegue l'opera politica e, oltre a mantenere il marchesato, aggiunge alle contee possedute anche quelle di Brescia e Ferrara.
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